CANDIDATURA DELLA SCRITTURA MANUALE CORSIVA

COME PATRIMONIO IMMATERIALE DELL’UNESCO

La scrittura manuale corsiva si configura come un’abilità frutto dell’evoluzione della specie umana di cui è divenuta nel tempo un tratto antropologico essenziale. Il progressivo indebolimento del suo insegnamento – internazionalmente noto per la sua valenza estetica anche con il nome di calligrafia – nei sistemi scolastici dei paesi a più alto tasso tecnologico e la contemporanea concorrenza della sempre più diffusa scrittura digitale, ne stanno mettendo a rischio sia l’apprendimento che la pratica.
Nel contempo la ricerca scientifica e pedagogica sta dimostrando che la precoce sostituzione della scrittura manuale corsiva (handwriting) con la scrittura digitale (typewriting o digital writing) è un fenomeno che danneggia lo sviluppo cognitivo dei bambini poiché non favorisce lo sviluppo della psicomotricità fine e dell’abilità combinata di letto-scrittura.

COMUNICATO STAMPA 15.1.2026

La proposta di candidare all’Unesco la scrittura manuale corsiva

come patrimonio dell’umanità supera in poche settimane le 1000 firme.

Sono bastate quattro settimane per raggiungere le mille firme ai promotori della campagna per porre la scrittura manuale corsiva sotto la tutela dell’UNESCO come bene immateriale dell’umanità. Una proposta che ha ricevuto nuovo impulso dopo la pubblicazione, nella scorsa metà di dicembre, dei nuovi programmi per la scuola primaria che rilanciano esplicitamente l’apprendimento della calligrafia.
Come scrivono gli esperti che hanno curato i nuovi programmi emanati dal Ministero di Viale Trastevere “Nelle scuole del primo ciclo di istruzione la scrittura è fondamentale e va curata con particolare attenzione, a partire dall’apprendimento della scrittura a mano con riferimento al corsivo e alla calligrafia, perché agevola lo sviluppo della coordinazione oculo-manuale, allontana i bambini dagli schermi e permette di tutelare gli spazi vitali dell’esperienza concreta, ingrediente necessario per affinare pensiero e ragionamento.”

Dunque anche l’Italia segue l’esempio di Svezia e Olanda e rivaluta l’importanza della scrittura in corsivo assediata ormai dalla scrittura digitale anche quando i bambini sono molto piccoli.
Già l’Unesco in un rapporto del 2023 aveva cominciato a interrogarsi sui vantaggi, ma anche gli svantaggi, di una iper-tecnologizzazione dell’istruzione che non sembra garantire con certezza un miglioramento dei risultati d’apprendimento. Anzi in alcuni casi sembra vero esattamente il contrario, come per la letto-scrittura che i neuroscienziati hanno dimostrato nutrirsi innanzitutto di manualità o- come si dice più tecnicamente – di psicomotricità fine. Per intenderci quella che ci permette di fare anche cose apparentemente semplici come allacciarci le scarpe. Insomma per il nostro cervello impugnare una penna e compiere quei gesti coordinati per fissare i pensieri su carta attraverso la scrittura non sarebbe affatto equivalente a digitare lettere su una tastiera. E’ quanto è emerso chiaramente anche in un convegno internazionale di cui sono stati pubblicati gli atti nel 2024 dall’editore Franco Cesati. Un volume che ha raccolto le opinioni di autorevoli esperti chiamati a confrontarsi con un tema emblematico, “Scrittura manuale e digitale: antagonismo o sinergia?”. E se appare inarrestabile l’invasione dei digital device, diventati spesso una “protesi” del nostro corpo, sono ormai in molti a ritenere che il loro uso vada regolamentato, soprattutto a scuola e nell’età dello sviluppo. Il rischio, sempre più attuale, è quello che si scivoli verso l’abuso incontrollato, anticamera di una vera e propria dipendenza, sindrome a cui gli psicologi hanno dato anche un nome, è l’internet addiction disorder: irritabilità, ansia, insonnia, difficoltà di concentrazione, rifugio nella socialità virtuale. Questo il quadro sintomatologico che ha portato anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità ad occuparsene.

Fenomeno che si aggiunge a quello, ormai ampiamente noto, della crescita dei casi di disgrafia e dislessia nella scuola italiana, numeri raddoppiati secondo il MIM negli ultimi sette anni. Un allarme sociale che sta provocando preoccupate reazioni a partire dal paese dove tutto ciò ha avuto origine: gli Stati Uniti. E proprio in America è uscito nel 2024 un libro-denuncia che è diventato rapidamente un best seller: La generazione ansiosa. Come i social hanno rovinato i nostri figli tradotto in Italia da Rizzoli. L’autore, Jonathan Haidt, è uno psicologo che disegna un’analisi impietosa degli effetti dei social network sui ragazzi ed invoca l’innalzamento a 16 anni della soglia d’età per accedere ad internet. Attualmente negli USA è di 13 anni, ma anche questa in realtà è poco rispettata. Non c’è quindi da stupirsi che molti abbiano subito aderito con convinzione a questo “appello” in forma di Manifesto lanciato per tutelare l’apprendimento e la pratica della scrittura manuale corsiva promosso da Fermino Giacometti, Presidente dell’Istituto Grafologico di Urbino, Guglielmo Incerti Caselli, Presidente dell’Associazione Grafologica Italiana e Carlo Nofri, Presidente dell’Osservatorio Nazionale sulla Mediazione Linguistica e Culturale.

Tra i primi firmatari, per citarne solo alcuni, Patrizio Bianchi, già ministro della pubblica istruzione e attuale coordinatore della rete delle Cattedre Unesco, i giornalisti Dania Mondini di RAI 1e Marco Oliva di Mediaset, la parlamentare Monica Ciaburro, la neuroscienziata Johanna McBlom dell’Università di Modena, gli antropologi Marco Aime, Stefano Allovio e Adriano Favole , le italianiste Pierangela Diadori e Novella Bellucci, il sociologo Aurelio Angelini, Presidente del Comitato Scientifico dell’Agenda ONU 2030, Francesco Florenzano, Presidente dell’Unione Italiana per l’ Educazione degli Adulti, l’imprenditore Cesare Verona titolare della famosa penna “Aurora”, l’artista Enrico Ragni (in arte Malleus), fondatore dell’Antica Bottega Amanuense, il diplomatico Paolo Sabbatini.
Ma molti altri si stanno aggiungendo a partire soprattutto da coloro che questa battaglia di civiltà la combattono ogni giorno in prima linea, cioè gli insegnanti della scuola primaria.

Si tratta solo di un primo passo come dichiarato da Carlo Nofri, presidente di OSSMED e linguista tra i fondatori del Comitato: “Questo primo traguardo della petizione rappresenta un incoraggiamento a proseguire il lavoro per raccogliere un consenso ancora più ampio intorno all’idea di rilanciare l’apprendimento e l’uso della scrittura manuale corsiva ponendola sotto l’ala protettrice dell’Unesco. Un’occasione anche per smentire un pericoloso e un po’ rassegnato atteggiamento sociale che ho definito “ineluttabilismo”, l’idea cioè che poco o nulla ormai si possa fare per contrastare i danni collaterali da iper-sviluppo tecnologico. Non siamo affatto impotenti di fronte ad esso e al suo nuovo Golem, l’Intelligenza artificiale. Possiamo introdurre regole dove non ci sono, come nel caso dell’infosfera, possiamo contrastare il deskilling, inteso come perdita progressiva di abilità costitutive della nostra specie tra le quali la scrittura manuale. Questo non è il sogno nostalgico di chi vuole tornare al passato ma la lucida reazione di chi si oppone all’avvento di un futuro culturalmente ed educativamente più povero del presente. Naturalmente nessuno vuole rinunciare ai prodigiosi benefici della rivoluzione digitale ma ci rifiutiamo di accettare uno sviluppo che non sia chiaramente “umanocentrico”, criterio che dovrebbe ispirare ogni scelta, a partire dalla scuola.”